gi-ta! gi-ta!

Come sfangare un postumo domenicale e approfittare del primo giorno di ora legale? Facile: un bel viaggio nel profondo medioevo. Destinazione Montericciardo nelle Marche per pranzare al Conventino; poi si improvvisa.

marche

A me piacciono un casino le Marche. Il paesaggio è bellissimo con tutte quelle colline verdi; la gente ha un che di autentico e di una volta, nel bene e nel male (daveeeero?). Comunque… entriamo in territorio marchigiano verso l’una e mezza e subito ci perdiamo. Chiedo prima a un’ottantenne (bella mossa!) poi blocco un automobilista che mi spiega la strada, così verso le due arriviamo a questo ex-convento appena ristrutturato con un piano inferiore adibito a ristorante. Il Conventino se la tira da ristorante figo di gran classe, invece gli interni sono pacchiani (fiori finti, pareti arancio spugnate) e gli avventori vanno dalla famiglia mediomen – nonni, genitori con mascherina gucci sui capelli e figlio che urlerà tutto il tempo – alla quella jeans e maglietta dove nessuno dice una parola. Il cameriere-maitre-chef – l’unica persona che vediamo – fa il raffinatissimo (moine, niente menu, aperitivo) ma è lento come solo al sud ti aspetti. Mangiamo bruschette, un carpaccio golosissimo – più bello che buono – e tagliatelle ai carciofi. Conclusione: speso poco, mangiato benino. Il caffè lo andiamo a prendere al bar del paese, per mischiarci con gli autoctoni da bravi antropologi. Mentre la Stefi osserva come passato l’appennino le mammelle delle femmine assumono proporzioni da film porno compriamo caffè, sigarette e cerini, giornale e caramelle in quello che pare essere l’emporio del paese, stile far-west.

Il pomeriggio lo passiamo passeggiando per Urbino. Da veri taccagni visitiamo anche il palazzo ducale ma solo quando il tipo dei biglietti ci avverte che è gratis perché è la settimana della cultura. Si fa anche presto a rompersi i coglioni a furia di madonne con bambini e ritratti di nobiltà decadente… è che non avevamo studiato e a parte aver sentito di questo Federico col naso tagliato per vedere di là non sappiamo granché. Per verità molti quadri sono interessanti ma sono taaaanti. Presto scopriamo che la regola è “quelli famosi hanno una teca di vetro spessa così”, allora vediamo qualche tiziano/raffaello per mettere a posto la coscienza e cominciamo a darci un taglio. Sicuramente la cosa più interessante è il palazzo stesso, per quanto spoglio. Certe sale sono immense che danno un’idea dello sfarzo di quella corte. I sotterranei invece rivelano il livello di complessità ingegneristica dell’edificio, che possedeva acquedotto, fogne, simil-frigo e tutti i confort del XX secolo. Usciti facciamo una vasca in centro, arriviamo fino al parco della fortezza e si fa ora di tornare a casa.

… ma tornare a casa fa brutto, così passiamo dl 45, prendiamo su Miga, Ettore e la Cate e andiamo a mangiare da Walter a Formignano con mezza brasserie. Inutile dirlo, è un’orgia di carne tra stinco, spalla e tagliata. Poi a letto da bravi carnivori.

W la gita domenicale!

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